Il beach volley nasce a Santa Monica (California) negli anni ‘20. Un decennio dopo iniza a comparire anche in Europa. Negli anni ‘40 si svolgevano due grossi tornei sulle spiagge di Santa Monica. Negli anni ‘60, ci fu un tentativo di dare il via a un torneo professionistico a Santa Monica. L’esperimento fallì, ma un torneo professionale con in palio 30.000 franchi si tenne in Francia.
In Italia il gioco inizia a diffondersi nel corso degli anni ‘80. Nel 1996, il beach volley diventa una disciplina olimpica. Da alcuni anni esiste un circuito professionistico del beach volley, gestito dalla FIVB. Brasile e Stati Uniti sono tradizionalmente le nazioni che schierano gli atleti più forti, sia in campo femminile che in campo maschile.
Il beach volley nasce negli Stati Uniti a cavallo degli anni 1920-1930 ed inizia a diffondersi lentamente in vari continenti, Europa compresa. L’avvento della seconda guerra mondiale ne blocca l’ascesa in modo quasi totale. Solo alla fine degli anni 1980, quando la FIVB inizia a concentrare molti dei suoi sforzi sulla sua promozione, viene conosciuto dagli sportivi di molti paesi. L’entrata a far parte delle effettive discipline Olimpiche (Atlanta 1996) contribuisce in modo notevolissimo alla sua divulgazione in tutto il mondo. Le ultime Olimpiadi, quelle di Atene 2004, hanno poi dato al Beach Volley la definitiva consacrazione: essendo stato uno degli sport più seguiti in assoluto, ha chiaramente dimostrato di possedere tutte le caratteristiche per essere di una popolarità mediatica eccezionale, proprio grazie alla altissima spettacolarità della disciplina sportiva, e, cosa ancora più importante, al nuovo concetto di “SPORT-SHOW-ENTERTAINMENT” registratosi durante l’intera manifestazione.
Un quotidiano serio e composto quale l’HERALD TRIBUNE, il giorno dopo la Finale Femminile dei Giochi, così titolava un articolo di oltre mezza pagina: “BEACHVOLLEYBALL:THERE IS A PARTY!!!” (proprio così, oltre mezza pagina, e non è di certo cosa da poco, considerando che trattasi di quotidiano di origine tutt’altro che sportiva!). Un quotidiano Italiano riportava invece: “…il Beach Volley ha mostrato in toto il suo volto di sport accattivante e moderno capace di emozionare e coinvolgere anche chi non sia un addetto ai lavori, capace di creare nella seriosa e composta atmosfera Olimpica, un vero modello di sport-show-entertainment, assolutamente rivolto alla godibilità e alla valorizzazione mediatica senza assolutamente perdere l’identità puramente agonistica”; e un altro ancora scriveva ”…l’atmosfera di vera festa e intrattenimento che si è vissuta nello stadio di Faliro, regno del Beach Volley Olimpico, e luogo di incontro per tanti nelle serate ateniesi, deve seriamente far riflettere i gestori di tutte le altre discipline sportive”.
